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- [DivX ITA] Inland Empire -


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Descrizione
REGIA:    
David LYNCH
PRODUZIONE:  U.S.A./Pol/Fra   -   2006   -   Mystery/Drammatico

DURATA:  172'

INTERPRETI:
Laura Dern, Justin Theroux, Jeremy Irons, Harry Dean Stanton, Julia Ormond, Grace Zabriskie, Diane Ladd, William H. Macy, Laura Harring, Naomi Watts, Nastassja Kinsky

SCENEGGIATURA:
David Lynch

FOTOGRAFIA:
Odd-Geir Saether

SCENOGRAFIA:
Christina N. Wilson

MONTAGGIO:
David Lynch

COSTUMI:
Karen Baird, Heidi Bivens

MUSICHE:
Autori vari



INLAND EMPIRE è un capolavoro immane, un film MAIUSCOLO con il quale si faranno i conti per decenni.
La contrastata accoglienza veneziana e i tatticismi di certa stampa (che non si sbilancia per poter tenere il piede in due scarpe: quello della boiata e quella del film faro - e domani aver ragione in ogni caso -) non fanno che confermare l’assoluta purezza dell’opus lynchiano: il disaccordo tra gli spettatori e il giudizio frettoloso della miope critica che sa solo ripetere il bolso ritornello (“Non si capisce” ) ci conferma che l’autore è perfettamente in accordo con se stesso; l’unanimitĂ  ci avrebbe preoccupati, il nuovo deve disorientare, non sarebbe tale altrimenti (Alain Resnais, in conferenza stampa, ricorda le risatine, lo sconcerto, l’esodo dalla sala quando fu proiettato al Lido L’anno scorso a Marienbad, Leone d’oro 1961). Una sceneggiatura scritta giorno per giorno per un’opera tutta in digitale (e l’uso che Lynch fa del digitale, come lo piega creativamente alla sua poetica, costituisce un’altra svolta epocale, un vero Inizio; per questo domani si scialerĂ  in saggi): il Maestro della pellicola non vuole piĂą sentir parlare.  
INLAND EMPIRE sovrappone arte e vita (attenzione), veritĂ  e finzione, realtĂ  e rappresentazione, veglia e sogno (compreso quello hollywoodiano). Ancora una volta diversi sono i livelli che il film esplora e ancora una volta questi si accoppiano con voluttĂ  partorendo mostri. Piani temporali (Se oggi fosse domani ) e narrativi (il film di partenza e il suo remake, quello che la protagonista  interpreterĂ  e nel cui ruolo verrĂ  imprigionata) che si incrociano, identitĂ  caleidoscopiche che si frantumano e si ricompongono in diversa guisa. Lynch crea il suo lavoro piĂą estremo (fatica improba per certa critica che vuole la pappa pronta e ama spaparanzarsi nel comodo mezzo), rifiuta le scappatoie, per tre ore non molla la presa ed estenua l’occhio e la mente mescolando le carte di continuo, avvoltolando i sensi e non concedendo appiglio alcuno: ci fa piombare nel buio della sua mente e sventra l’interruttore. Ancora una volta il suo è un lavoro che paralizza la nostra mano sulla tastiera, non esaurendosi con una visione ma ponendosi all’istante come rivedibile, riconsiderabile, ripercorribile da un altro punto; il sogno non ha mai un tragitto unico e se le idee alla fine emergono, e la storia si rivela, conoscere la veritĂ  (o una semplice versione dei fatti) non serve comunque: quello che non sappiamo subito è davanti ai nostri occhi, ciò che non si capisce è giĂ  dentro di noi. Lynch non lancia messaggi, non vuole insegnare nulla, non indica vie di fuga, fa cinema e basta e lo fa pensando temerariamente a sĂ© e non allo spettatore (esattamente come Greenaway): per questo ogni suo film, e INLAND EMPIRE piĂą di tutti, potrebbe essere l’ultimo (dopo queste tre ore senza compromessi chi avrĂ  il coraggio di produrne altri?). La chiarezza tanto agognata è dove conta, nel suo fare cinema, e splenderĂ , per chi vorrĂ  bearsene, a visione estinta (esauriti i piĂą bei titoli di coda che io ricordi). Ci baloccheremo a lungo con INLAND EMPIRE, lo guarderemo e riguarderemo, seguiremo tutte le piste di questo mistero spudorato, ricostruiremo alla perfezione tutti i meccanismi che lo governano nella consapevolezza che l’impressione scaturita dalle supreme immagini del piĂą grande cineasta vivente (sì, lo è) rimarrĂ  imperturbata dalla nostra sciocca (ma inevitabile) voglia di ricomporre il puzzle. Non avremo fretta di gustare una nuova opera lynchiana, la presente ci nutrirĂ  per molto molto tempo - l’antidoto piĂą efficace al mordi-e-fuggi contemporaneo -, sapremo godere a fondo di questo oggetto pauroso del quale impareremo (e tanti denigratori di oggi impareranno domani, perchĂ© succede sempre così) a non avere paura.
INLAND EMPIRE ci dice che la realtĂ  ha un limite e che questo lo conosciamo in sogno.
INLAND EMPIRE ci dice che in realtĂ  le cose possono stare in un altro modo.
INLAND EMPIRE dissemina segni che lasciano segni.
INLAND EMPIRE ci dice che va tutto bene: stiamo solo morendo.
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Hash f91314c5d86c2b58d10bb85ee6e1e3520d61c79d
Peers seeds: 0 , leech: 0
Size 2.93 GB
Completato 0x
Aggiunto 21.06.08 - 20:06:53
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