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- Vittorio Alfieri - Oreste - Mirra [PDF - Ita] [Tntvillage] -


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Descrizione
VITTORIO ALFIERI

ORESTE
e
MIRRA






Vittorio Alfieri nacque il 16 gennaio 1749 ad Asti e morì a Firenze l\'8 ottobre 1803.

Considerato il maggiore poeta tragico del Settecento italiano, ebbe una vita piuttosto avventurosa, diretta conseguenza del suo carattere tormentato che lo rese, in qualche modo, precursore delle inquietudini romantiche.

Egli ripercorse il suo cammino formativo in un\'autobiografia intitolata Vita che cominciò a scrivere intorno al 1790 (l\'autobiografia era un genere di moda nel diciassettesimo secolo, valgano gli esempi delle Mémoires di Goldoni o delle Memorie del Casanova).

La Vita va però considerata come un racconto retrospettivo, una \"riscrittura\" a posteriori della propria esperienza esistenziale, dove quindi la realtà viene a volte forzata per conformarsi al pensiero dell\'Alfieri ormai poeta maturo. Non mancano infatti le componenti agiografiche, visto che il proposito latente dello scrittore è quello di rapportare la propria vita alle vicende tragiche dei protagonisti delle sue opere: fornire di sé un ritratto eroico, quello di un uomo che ha lottato contro il destino e contro la società per poter affermare il proprio talento.

Tutti questi elementi debbono indurre a valutare criticamente la narrazione della Vita, e a rianalizzare le esperienze di Vittorio Alfieri in base ai dati biografici certi, in modo da non far sovrapporre le vicende reali dell\'uomo alle \"gesta\" dell\'eroe tragico.

Nato ad Asti, dunque, da famiglia nobile, dal 1758 al 1766 frequenta l\'Accademia militare di Torino, considerata uno dei migliori collegi d\'Europa, con risultati mediocri (nell\'autobiografia di questi anni l\'Alfieri parlerà come di anni di \"ingabbiamento\" e di \"ineducazione\". A conclusione degli studi viene nominato alfiere dell\'esercito regio ed è assegnato al reggimento provinciale di Asti. Da questo momento comincia una lunga serie di viaggi: Alfieri passa da un paese all\'altro (e da un amore all\'altro) senza requie, visita prima l\'Italia e poi l\'Inghilterra, la Francia, la Prussia, l\'Olanda, la Scandinavia.

Questo continuo vagabondare termina nel 1775, l\'anno della \"conversione\" alla letteratura: rinnegando i dieci anni precedenti di \"viaggi e di dissolutezze\" l\'Alfieri torna a Torino, completa una prima tragedia, Cleopatra, e si dedica furiosamente allo studio. Il successo della rappresentazione di Cleopatra lo sprona a dedicarsi alla carriera di scrittore tragico; negli anni successivi scriverà le sue maggiori tragedie: Antigone, Filippo, Oreste, Saul, Maria Stuarda, Mirra, tra le altre.

La tragedia è la forma artistica da lui prescelta perché la più adatta a rappresentare la sua concezione della vita basata sullo scontro tra oppressi ed oppressori, tra uomini eroici e tiranni, i quali non vanno intesi come simboli del potere assolutistico o di qualsiasi altro regime realmente esistente, ma rappresentano invece tutti quei limiti che impediscono la piena realizzazione dell\'individualità umana. La libertà, che è il motivo trainante delle tragedie dell\'Alfieri, non è una libertà politica, ma una libertà esistenziale. Risulta perciò chiaro come mai l\'Alfieri scelga sempre personaggi già famosi, mitici, (Antigone, Saul, Bruto) per le sue opere e appare anche evidente la sua lontananza da quel \"dramma borghese\" che grazie a Diderot e Lessing trionfava in tutta Europa.

Nel 1777 avviene un incontro fondamentale per la vita dell\'Alfieri, conosce infatti Luisa Stolberg, contessa d\'Albany, praticamente separata dal marito Carlo Edoardo Stuart, pretendente al trono d\'Inghilterra. Nasce un rapporto che Alfieri manterrà sino alla morte e che mette fine alle sue irrequietezze amorose. L\'anno successivo fa dono alla sorella di tutti i suoi beni, mantenendo per sé solo una rendita annua e dopo vari soggiorni si trasferisce a Firenze e poi a Siena, per apprendere l\'uso del toscano che, per lui piemontese e perciò familiare all\'uso del suo dialetto e del francese, era stata una lingua morta imparata sui libri.

Gli anni che vanno dal 1775 al 1790 sono i più operosi della sua vita: oltre alle tragedie compone trattati (Della tirannide e Del principe e delle lettere) e la gran parte delle Rime. Nel 1786 si stabilisce con la fedele contessa a Parigi, dove assiste alla rivoluzione e la celebra in un\'ode alla caduta della Bastiglia, Parigi sbastigliato. Gli sviluppi della rivoluzione però, probabilmente orientati verso forme troppo democratiche per l\'Alfieri, lo deludono, come lo spaventano le manifestazioni della plebe, che non corrisponde certo al popolo da lui sognato nelle tragedie e nei trattati. Così fugge da Parigi nel 1792 e comincia, dopo la venuta dei francesi in Italia nel 1796, un\'opera dai toni decisamente antifrancesi, il Misogallo.

Tornato a Firenze, dedica gli ultimi anni della sua vita alla composizione delle Satire, di sei commedie, della seconda parte della Vita e di traduzioni dal latino e dal greco. Nel 1803, a soli cinquantaquattro anni, muore assistito dalla Stolberg. La salma si trova nella chiesa di Santa Croce a Firenze.

Note biografiche a cura di Laura Barberi.




Oreste è una tragedia mitologica in endecasillabi sciolti scritta da Vittorio Alfieri nel 1783 del cosiddetto “ciclo di Tebe”.
La vicenda è la continuazione di Agamennone. Il tema riprende infatti il mito di Oreste che, tornato ad Argo, vuole vendicarsi della madre e del suo amante per l\'omicidio del padre Agamennone.
La tragedia fu pensata ed abbozzata già dal 1776, durante un soggiorno pisano di Alfieri: la stesura in versi avvenne però l\'anno successivo, mentre la verseggiatura definitiva nel 1783. La prima lettura fu data a Roma nel 1782, un anno prima della versione giunta fino a noi.
Nonostante il tema non fosse per nulla nuovo al pubblico, le compagnie teatrali fecero proprio il testo alfieriano, rappresentandolo con frequenza.
Alfieri non mette in scena l\'uccisione della madre, ancora considerato divieto visivo, così come ne La Congiura de\'Pazzi e Bruto primo.
Il mitologico Oréstes, con la complicità della sorella Elettra e dell’amico Pilade, con furia cieca uccide Egisto, l’amante della madre, assassino del padre Agamennone. Ma nel furore della vendetta, Oreste uccide anche la madre.




Mirra è una tragedia scritta tra il 1784 e 1786 da Vittorio Alfieri.
Tratta del sentimento incestuoso che prova la giovane Mirra nei confronti del padre Ciniro ed è incentrata sul conflitto interiore della protagonista, tra amore filiale e passione.
Mirra si libererà da una situazione insostenibile, apparendo però rea ai suoi famigliari.
Il re di Cipro Ciniro e la regina Cecri promettono la figlia Mirra in sposa a Pereo, futuro erede del re dell’Epiro.
La tragedia inizia con Euriclea, nutrice di Mirra, che confida alla regina le proprie preoccupazioni sullo stato di salute della giovane, proprio a seguito della decisione del matrimonio. I genitori e Euriclea cercano di aiutarla, ma Mirra si dimostra turbata ed è nell\'impossibilità di poter realmente confessare quali siano i suoi problemi; ella è infatti caduta vittima di Afrodite, che l\'ha condannata ad amare il padre causa un oltraggio alla sua bellezza vantato dalla regina Cecri.
Ma quando giunge il giorno delle nozze, Mirra inizia a dire parole insensate, accusando la madre della sua infelicità e sviene. Pereo, convinto dell’odio di Mirra, si uccide. Il re Ciniro vuole capire il perché del comportamento di Mirra e le volge numerose domande: la ragazza cerca di nascondere il segreto, ma poi esausta, si fa sfuggire la verità.
Il padre rimane inorridito e sta per andarsene, ma Mirra gli sfila la spada e si trafigge.
L\'ultima scena dell\'ultimo atto vede Mirra e la nutrice Euricle; si chiude con la morte di Mirra.




Autore: Vittorio Alfieri
Titolo: Oreste
Curatore: Nicola Bruscoli
Anno: 1783
Lingua: Italiano
Genere: Tragedia greca
Numero di pagine: 42
Dimensione del file: 205 KB su disco (202.326 byte)
Formato del file: Pdf

Autore: Vittorio Alfieri
Titolo: Mirra
Curatore: Nicola Bruscoli
Anno: 1786
Lingua: Italiano
Genere: Tragedia greche
Numero di pagine: 41
Dimensione del file: 193 KB su disco (189.986 byte)
Formato del file: Pdf



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