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- (JazzPlanet) Chris Potter - Vertigo (Eac S Flac Cue) (UF) -


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Categoria bittorrent Musica
Descrizione
Chris Potter - Vertigo







Artist Chris Potter
Title  Vertigo
Audio CD (August 4, 199
Original Release Date: August 4, 1998
Number of Discs: 1
Label: Concord Records
Genre Jazz
Style: Modern Jazz Contemporary/Jazz Straightahead/Mainstream
Number of Discs 1
Source: Original CD
Size Torrent: 373 Mb
Cover Included


Extractor: EAC 0.99 prebeta 4
Read mode               : Secure
Utilize accurate stream : Yes
Defeat audio cache      : Yes
Make use of C2 pointers : No
Codec: Flac 1.2.1;  Level 8  
Single File.flac, Eac.log,
File.cue Multiple wav file with Gaps (Noncompliant)
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Track listing:

Shiva;
Vertigo;
Long Walk,Short Pier;
Act III, Scene I;
Fishy;
This Will Be;
Almost Home;
Modeen\'s Mood;
Wake Up.


Personnel:

Chris Potter (bass clarinet, soprano saxophone, tenor saxophone, piano);
Kurt Rosenwinkel (guitar);
Joe Lovano (tenor saxophone);
Scott Colley (bass)
Billy Drummond (drums).





Listen to all

http://www.amazon.com/gp/recsradio/radio/B000009OKZ/ref=pd_krex_dp_a



video

http://www.youtube.com/watch?v=G45xXQF3XoA&feature=PlayList&p=529923438C8CF3A7&playnext=1&playnext_from=PL&index=22

http://www.youtube.com/watch?v=biY9YHZ-aK4

http://www.youtube.com/watch?v=iZPf4kjgcDA&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=-XnV0mdCCsI&feature=related


Biografia

Nato a Chicago (Illinois), Potter ha passato gran parte della sua infanzia a Columbia, nella Carolina del Sud dove sua madre insegnava psicologia alla South Carolina University.

Manifestò un precoce interesse verso la musica e divenne presto un vero e proprio bambino prodigio, padroneggiando diversi strumenti tra cui la chitarra e il pianoforte, fino a giungere, verso i dieci anni d\'età, al sax, contralto prima, tenore poi.

Chris Potter iniziò la sua esperienza in ambito jazz professionale all\'età di soli 13 anni, conquistando subito un certo devoto seguito a livello locale. All\'età di 18 anni sì trasferì a New York per frequentare il college, prima alla New School University, quindi alla Manhattan School Of Music, dove ebbe come insegnante il pianista Kenny Werner, col quale stabilì una duratura amicizia, culminata con la registrazione, nel 1994, di un album in duo.

Nello stesso periodo entrò nuovamente in contatto con il grande trombettista Red Rodney, con cui aveva già suonato durante un festival jazz a Columbia. Quelli passati tra le file della band di Rodney furono quattro anni importanti per Chris Potter, che gli permisero di affinare le sue abilità a fianco di un gigante del bebop, fino a poco tempo prima della scomparsa dello stesso Rodney, nel 1994.

Dopo la laurea presso la Manhattan School Of Music, nel 1993, Potter iniziò una lunga serie di collaborazioni per musicisti del calibro di (oltre ai già citati Kenny Werner e Red Rodney): Patricia Barber, Marian McPartland, Mingus Big Band, Paul Motian, Ray Brown, Jim Hall, James Moody, Dave Douglas, Joe Lovano, Wayne Krantz, Mike Mainieri, Steve Swallow, Steely Dan, Dave Holland, Joanne Brackeen, e altri, oltre che incidere album a suo nome.

Nel 1998 il suo CD Vertigo (etichetta Concord Jazz) venne inserito tra i 10 migliori dischi jazz dell\'anno sia dalla rivista Jazziz Magazine che dal New York Times. Venne candidato per un \"Grammy Award for Best Jazz Instrumental Solo\" (premio Grammy come miglior assolo jazz strumentale) per la sua performance nel disco Pink Elephant Magic di Joanne Brackeen. Nel 2000, è stato il più giovane artista a ricevere il Premio Jazzpar, uno dei più prestigiosi riconoscimenti mondiali in ambito jazz, conferito in Danimarca da una giuria internazionale di esperti del settore.

Chris Potter viene considerato, grazie alle sue eccellenti abilità tecniche, alla versatilità con cui affronta diverse situazioni musicali, e al suo temperamento sperimentale e innovativo, come uno dei migliori sassofonisti jazz viventi. Attualmente calca le scene jazz mondiali principalmente con la sua band chiamata Underground (titolo del corrispondente progetto discografico, pubblicato nel 2006), ma anche come side man per artisti del calibro di Herbie Hancock e altri.

Multistrumentista, Potter suona prevalentemente il sax tenore e soprano. Posside diversi strumenti, ma da qualche tempo sembra prediligere come sax tenore un Selmer Balanced Action argentato del 1947, già appartenuto a Michael Brecker, con becco Otto link Florida 7* (modificato) degli anni \'60. Suona poi un sax soprano Selmer serie III con becco Selmer Soloist E vintage, un sax contralto Selmer Mark VI con becco Selmer Soloist, e un vecchio clarinetto basso, sempre Selmer, degli anni \'20, con becco Bundy. Nei primi album ha suonato anche un sax tenore Selmer Mark VI.

Attualmente risiede in New York City, con sua moglie e suo figlio.



review


Shortly before the recording of Vertigo, Chris Potter suffered partial hearing loss after undergoing treatments for Ménière’s disease, an inner ear condition. Vertigo was in fact one of the symptoms he had been experiencing. Despite (or perhaps because of) the somewhat frightening circumstance that led to its title, Vertigo is Potter\'s most mature and expressive work to date. \"Almost Home\" and \"Wake Up\" are two of his prettiest, most memorable melodies. \"Fishy\" and the title track feature bass clarinet overdubs that double Scott Colley\'s basslines, to great effect. \"Shiva\" opens the record with an angular melodic line, stated in unison with utmost precision by Potter and guitarist Kurt Rosenwinkel, whose warm yet crisp tone is a delight. Drummer Billy Drummond trades 12-bar solo statements with Colley on \"Long Walk, Short Pier,\" the first of three tracks to feature guest tenor man Joe Lovano. (\"This Will Be,\" based on the standard \"My Shining Hour,\" and \"Modeen\'s Mood,\" a free-form tribute to drummer Paul Motian, are the other two.) \"Act III, Scene I\" is a rubato meditation on the most famous Shakespeare soliloquy of them all (\"To be or not to be\". Even more than Unspoken, Potter\'s superstar session with John Scofield, Dave Holland, and Jack DeJohnette, Vertigo reveals Potter as a player and composer with an uncommonly personal vision.


intervista

Chris Potter è disponibile per fare una chiacchierata con noi, ci riceve in camerino, gli porgiamo alcune domande.

R.D.G.: La prima cosa che mi chiedo, ogni qualvolta mi trovi ad ascoltare musicisti così giovani e così geniali, è proprio \"come\" avvengano simili miracoli…. Mi risulta che quando avevi una quindicina d\'anni, Marian Mc Partland ti avesse proposto di entrare nella formazione di Woody Herman. Ma tuo padre non era molto contento….la priorità era quella di finire gli studi…. Come la prendesti? Eri un ragazzino ribelle o no?
C.P.: Ho iniziato a suonare il saxofono all\'età di dieci-undici anni, ma ho incominciato molto prima ad ascoltare musica. Ascoltavo i dischi dei miei genitori che erano grandi appassionati di musica. Avevano una quantità di dischi di tutti i generi musicali, da Bach a Stravinsky, da Bartok ai Beatles, dal pop al jazz. Avevano dischi di Miles Davis, Dave Brubeck, Charles Lloyd, Eddie Harris. Avevo anche un pianoforte ed incominciai presto a sperimentare i diversi suoni… i diversi accordi… questo fu il mio vero inizio. Ho suonato un po\' anche la chitarra…Intorno ai dieci anni però il mio approccio alla musica divenne più serio. Un bel giorno andai dai miei e incominciai a chiedere loro con insistenza: \"Compratemi un saxofono… per piacere compratemi un saxofono… voglio suonare il sax….!!\" (Potter ride nel raccontarmi questo episodio, imitando l\'insistenza tipica dei bambini quando vogliono una cosa a qualunque costo). E\' vero. A quindici anni mi fu proposto di entrare nel gruppo di Woody Herman… ma prima portai a termine gli studi. D\'altra parte avevo un grande sfogo nella musica e non fu così terribile…. Non credo di aver dato particolari problemi ai miei genitori… Ma comunque dovresti chiederlo a loro…..!!!! (ride) Proprio in quegli anni imparai a suonare vari strumenti, sax alto, sax tenore, clarinetto (che suonavo nella band della mia scuola), flauto… Il mio interesse iniziale fu il sax contralto. Quando mi trasferii a New York, mi accorsi che qualcosa stava cambiando e che lo strumento che desideravo veramente suonare era il sax tenore.

R.D.G.: Riesci ad esprimerti allo stesso modo con tutti gli strumenti che suoni?
C.P.: Penso che ogni strumento mi permetta di far scaturire una parte diversa della mia personalità, diciamo un aspetto diverso di una stessa voce…

R.D.G.: Ma è solo questione di estensione?
C.P.: Estensione e timbro. Diciamo che pensi al suono in un modo diverso. Il tenore è un po\' il centro della mia voce. Quando suono gli altri strumenti, è come se comunque partissi da lì…. Io suono prevalentemente il tenore e gli ho dedicato tanto tempo… Di fatti, in questa formazione, suono esclusivamente il sax tenore. Non ho portato altri strumenti con me….

R.D.G.: In questa band non c\'è il contrabbasso e neppure il basso elettrico…Perché?
C.P.: Perché non ce n\'è bisogno. Ho sperimentato varie combinazioni, prima di arrivare a questo sound. Ho provato varie formazioni (al \"55 Bar\" di New York), con basso elettrico, basso acustico, organo. Quando suonai col fender rhodes di Craig Taborn mi resi conto che quello era il sound che volevo. Il fender svolge in un certo senso il ruolo del basso, ma il risultato è un modo di suonare molto più aperto.

R.D.G.: Dal punto di vista armonico come vi suddividete i compiti? Ho notato che il fender suona spesso le \"fondamentali\"...
C.P.: Di solito sì, ma certe volte le suona la chitarra. Certe volte non le suona nessuno… E\' musica molto \"open\". Il linguaggio ritmico è molto vicino al funk, ma l\'estetica dell\'improvvisazione è molto \"jazz\", proviene dal vero jazz…

R.D.G.: Mi pare che molte delle tue recenti composizioni abbiano tempi dispari. Anche Dave Holland con il quale hai suonato a lungo ha composto tanti brani con tempi dispari, o sbaglio?
C.P.: Sì, hai ragione. Ci sono parecchie similitudini fra la musica che faccio ora con la mia band e la musica di Dave Holland. I tempi dispari, certamente, ma anche lo stesso batterista, Nate Smith. Credo però che la musica sia molto diversa.

R.D.G.: Come ti sentivi all\'interno del gruppo di Dave Holland e come ti senti ora? Hai maggiore libertà?
C.P.: La mia esperienza con Dave Holland è stata molto significativa. Ora ho molta libertà con la mia band. Pur essendoci parecchi aspetti in comune con la musica di Holland, la mia musica di adesso è differente, per via del sound elettrico, per il tipo di struttura. Il più delle volte non utilizziamo molte strutture…. Come dicevo, è una musica molto aperta.

R.D.G.: Quindi ritieni che sia molto diverso essere il leader della propria band rispetto a suonare nel gruppo di qualcun altro?
C.P.: Assolutamente sì. E\' completamente diverso. Questa è veramente una grossa opportunità per me di far sentire la mia voce. Una delle ragioni per le quali ho voluto questi musicisti con me, è perché voglio che ciascuno di loro possa esprimersi al massimo delle proprie capacità. Voglio che ciascuno dia il proprio apporto. Non voglio controllare tutto io. Io posso guidare, indicare la strada...

R.D.G.: Provenite da esperienze musicali simili?
C.P.: No, proveniamo da esperienze molto diverse e ritengo che sia importante aver suonato in formazioni le più disparate ed aver fatto generi musicali così diversi. Questo significa che ci possiamo muovere in tante direzioni…

R.D.G.: Idee per il futuro?
C.P.: C\'è molta musica che voglio fare con questa band. Ho in programma di fare un altro cd con loro. Quindi registrerò un altro cd, il prossimo mese. Si tratterà però di musica che ho scritto per una formazione completamente differente da questa. Un gruppo molto più grande, di una decina di elementi. Ci sarà una sezione ritmica, chitarra acustica, basso, batteria, violino, violoncello, flauto, clarinetto, fagotto …. ed io. Diciamo una piccola orchestra classica ma con la batteria. Con la mia band con cui suono qui questa sera, io tendo a scrivere il meno possibile, fornisco un tema e un \"mood\" e ciascuno di noi ha la massima libertà di espressione. In quest\'altra formazione, invece, mi sono dedicato veramente alla composizione in un modo molto più approfondito e così ho potuto sviluppare ampiamente la mia attività compositiva. Non so ancora quando uscirà questo cd. I brani sono pronti. Li abbiamo eseguiti un anno fa in un locale di New York, ma non li abbiamo più suonati da allora. E\' un progetto stimolante, è una vera sfida. Sono molto contento di poterlo portare avanti!

R.D.G.: Ci sono moltissimi ragazzi che studiano il sax. Dovunque. Un consiglio che daresti loro?
C.P.: Beh, a parte le questioni puramente tecniche, l\'esercizio, lo studio….. Io direi di ascoltare molto. Cercando di capire come fanno i musicisti a tirare fuori \"quel dato suono\", qual è il loro approccio ritmico, qual è il loro approccio al fraseggio. Scrivere musica, trascrivere i pezzi e gli assolo va benissimo. Ma cercare di farlo a memoria è ancora meglio. Io penso che sia meglio cercare di imparare il jazz come una lingua. Come fa un bambino quando impara a parlare. I bambini piccoli non scrivono. Ascoltano in continuazione, recepiscono il concetto, l\'idea… Si tratta di un processo organico.

R.D.G.: Hai dedicato tanto lavoro alla qualità del suono….il tuo sound è sempre così chiaro, l\'intonazione è perfetta, anche nelle sovracute…
C.P.: Diciamo che ho chiara l\'idea del suono che voglio ottenere. In questo senso, consiglierei di lavorare molto sulle note lunghe e sugli armonici … su tutta la gamma sonora del sax.


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Aggiunto 08.02.10 - 17:02:09
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