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- (JazzPlanet) Chris Potter - Underground (Eac Flac Cue) (UF) (TNT) -


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Categoria bittorrent Musica
Descrizione
Chris Potter - Underground






Title: Underground
Leader Artist:Chris Potter
Genre Jazz contemporaneo
Styles: Funk/Jazz
Audio CD (January 31, 2006)
Original Release Date: January 31, 2006
Number of Discs: 1
Label: Sunny Side


Extractor: EAC 0.99 prebeta 4
Used drive: HL-DT-STDVDRAM GSA-E10L
Read mode               : Secure
Utilize accurate stream : Yes
Defeat audio cache      : Yes
Make use of C2 pointers : No
Codec: Flac 1.2.1;  Level 8  
Single File.flac, Eac.log,
File.cue Multiple wav file with Gaps (Noncompliant)
Accurately ripped (confidence 9)
Size Torrent: 428 Mb
Cover Included


1. Next Best Western
2. Morning Bell - Chris Potter, Greenwood, Colin
3. Nudnik
4. Lotus Blossom - Chris Potter, Strayhorn, Billy
5. Big Top
6. The Wheel
7. Celestial Nomad
8. Underground
9. Yesterday - Chris Potter, Lennon, John



Chris Potter - tenor saxophone
Wayne Krantz - guitar
Adam Rogers- guitar (chitarra elettrica nei brani 6 e 9)
Craig Taborn - Fender Rhodes piano
Nate Smith - drums


http://www.amazon.com/gp/recsradio/radio/B000CZ0PP8/ref=pd_krex_dp_a

http://www.youtube.com/watch?v=KZDtwKkH5ow&feature=fvst

http://www.youtube.com/watch?v=p-x4f7o-8E8

http://www.youtube.com/watch?v=wmYgn7lLEgs

Intervista


R.D.G.: La prima cosa che mi chiedo, ogni qualvolta mi trovi ad ascoltare musicisti così giovani e così geniali, è proprio "come" avvengano simili miracoli…. Mi risulta che quando avevi una quindicina d'anni, Marian Mc Partland ti avesse proposto di entrare nella formazione di Woody Herman. Ma tuo padre non era molto contento….la priorità era quella di finire gli studi…. Come la prendesti? Eri un ragazzino ribelle o no?
C.P.: Ho iniziato a suonare il saxofono all'età di dieci-undici anni, ma ho incominciato molto prima ad ascoltare musica. Ascoltavo i dischi dei miei genitori che erano grandi appassionati di musica. Avevano una quantità di dischi di tutti i generi musicali, da Bach a Stravinsky, da Bartok ai Beatles, dal pop al jazz. Avevano dischi di Miles Davis, Dave Brubeck, Charles Lloyd, Eddie Harris. Avevo anche un pianoforte ed incominciai presto a sperimentare i diversi suoni… i diversi accordi… questo fu il mio vero inizio. Ho suonato un po' anche la chitarra…Intorno ai dieci anni però il mio approccio alla musica divenne più serio. Un bel giorno andai dai miei e incominciai a chiedere loro con insistenza: "Compratemi un saxofono… per piacere compratemi un saxofono… voglio suonare il sax….!!" (Potter ride nel raccontarmi questo episodio, imitando l'insistenza tipica dei bambini quando vogliono una cosa a qualunque costo). E' vero. A quindici anni mi fu proposto di entrare nel gruppo di Woody Herman… ma prima portai a termine gli studi. D'altra parte avevo un grande sfogo nella musica e non fu così terribile…. Non credo di aver dato particolari problemi ai miei genitori… Ma comunque dovresti chiederlo a loro…..!!!! (ride) Proprio in quegli anni imparai a suonare vari strumenti, sax alto, sax tenore, clarinetto (che suonavo nella band della mia scuola), flauto… Il mio interesse iniziale fu il sax contralto. Quando mi trasferii a New York, mi accorsi che qualcosa stava cambiando e che lo strumento che desideravo veramente suonare era il sax tenore.

R.D.G.: Riesci ad esprimerti allo stesso modo con tutti gli strumenti che suoni?
C.P.: Penso che ogni strumento mi permetta di far scaturire una parte diversa della mia personalità, diciamo un aspetto diverso di una stessa voce…

R.D.G.: Ma è solo questione di estensione?
C.P.: Estensione e timbro. Diciamo che pensi al suono in un modo diverso. Il tenore è un po' il centro della mia voce. Quando suono gli altri strumenti, è come se comunque partissi da lì…. Io suono prevalentemente il tenore e gli ho dedicato tanto tempo… Di fatti, in questa formazione, suono esclusivamente il sax tenore. Non ho portato altri strumenti con me….

R.D.G.: In questa band non c'è il contrabbasso e neppure il basso elettrico…Perché?
C.P.: Perché non ce n'è bisogno. Ho sperimentato varie combinazioni, prima di arrivare a questo sound. Ho provato varie formazioni (al "55 Bar" di New York), con basso elettrico, basso acustico, organo. Quando suonai col fender rhodes di Craig Taborn mi resi conto che quello era il sound che volevo. Il fender svolge in un certo senso il ruolo del basso, ma il risultato è un modo di suonare molto più aperto.

R.D.G.: Dal punto di vista armonico come vi suddividete i compiti? Ho notato che il fender suona spesso le "fondamentali"...
C.P.: Di solito sì, ma certe volte le suona la chitarra. Certe volte non le suona nessuno… E' musica molto "open". Il linguaggio ritmico è molto vicino al funk, ma l'estetica dell'improvvisazione è molto "jazz", proviene dal vero jazz…

R.D.G.: Mi pare che molte delle tue recenti composizioni abbiano tempi dispari. Anche Dave Holland con il quale hai suonato a lungo ha composto tanti brani con tempi dispari, o sbaglio?
C.P.: Sì, hai ragione. Ci sono parecchie similitudini fra la musica che faccio ora con la mia band e la musica di Dave Holland. I tempi dispari, certamente, ma anche lo stesso batterista, Nate Smith. Credo però che la musica sia molto diversa.

R.D.G.: Come ti sentivi all'interno del gruppo di Dave Holland e come ti senti ora? Hai maggiore libertà?
C.P.: La mia esperienza con Dave Holland è stata molto significativa. Ora ho molta libertà con la mia band. Pur essendoci parecchi aspetti in comune con la musica di Holland, la mia musica di adesso è differente, per via del sound elettrico, per il tipo di struttura. Il più delle volte non utilizziamo molte strutture…. Come dicevo, è una musica molto aperta.

R.D.G.: Quindi ritieni che sia molto diverso essere il leader della propria band rispetto a suonare nel gruppo di qualcun altro?
C.P.: Assolutamente sì. E' completamente diverso. Questa è veramente una grossa opportunità per me di far sentire la mia voce. Una delle ragioni per le quali ho voluto questi musicisti con me, è perché voglio che ciascuno di loro possa esprimersi al massimo delle proprie capacità. Voglio che ciascuno dia il proprio apporto. Non voglio controllare tutto io. Io posso guidare, indicare la strada...

R.D.G.: Provenite da esperienze musicali simili?
C.P.: No, proveniamo da esperienze molto diverse e ritengo che sia importante aver suonato in formazioni le più disparate ed aver fatto generi musicali così diversi. Questo significa che ci possiamo muovere in tante direzioni…

R.D.G.: Idee per il futuro?
C.P.: C'è molta musica che voglio fare con questa band. Ho in programma di fare un altro cd con loro. Quindi registrerò un altro cd, il prossimo mese. Si tratterà però di musica che ho scritto per una formazione completamente differente da questa. Un gruppo molto più grande, di una decina di elementi. Ci sarà una sezione ritmica, chitarra acustica, basso, batteria, violino, violoncello, flauto, clarinetto, fagotto …. ed io. Diciamo una piccola orchestra classica ma con la batteria. Con la mia band con cui suono qui questa sera, io tendo a scrivere il meno possibile, fornisco un tema e un "mood" e ciascuno di noi ha la massima libertà di espressione. In quest'altra formazione, invece, mi sono dedicato veramente alla composizione in un modo molto più approfondito e così ho potuto sviluppare ampiamente la mia attività compositiva. Non so ancora quando uscirà questo cd. I brani sono pronti. Li abbiamo eseguiti un anno fa in un locale di New York, ma non li abbiamo più suonati da allora. E' un progetto stimolante, è una vera sfida. Sono molto contento di poterlo portare avanti!

R.D.G.: Ci sono moltissimi ragazzi che studiano il sax. Dovunque. Un consiglio che daresti loro?
C.P.: Beh, a parte le questioni puramente tecniche, l'esercizio, lo studio….. Io direi di ascoltare molto. Cercando di capire come fanno i musicisti a tirare fuori "quel dato suono", qual è il loro approccio ritmico, qual è il loro approccio al fraseggio. Scrivere musica, trascrivere i pezzi e gli assolo va benissimo. Ma cercare di farlo a memoria è ancora meglio. Io penso che sia meglio cercare di imparare il jazz come una lingua. Come fa un bambino quando impara a parlare. I bambini piccoli non scrivono. Ascoltano in continuazione, recepiscono il concetto, l'idea… Si tratta di un processo organico.

R.D.G.: Hai dedicato tanto lavoro alla qualità del suono….il tuo sound è sempre così chiaro, l'intonazione è perfetta, anche nelle sovracute…
C.P.: Diciamo che ho chiara l'idea del suono che voglio ottenere. In questo senso, consiglierei di lavorare molto sulle note lunghe e sugli armonici … su tutta la gamma sonora del sax.




Musicisti: Chris Potter (sax tenore); Wayne Krantz (chitarra elettrica); Craig Taborn (piano elettrico Fender Rhodes); Nate Smith (batteria); Adam Rogers(chitarra elettrica nei brani 6 e 9)




La prima cosa che salta all’occhio ascoltando questo ottimo Underground del saxofonista americano Chris Potter è la presenza di una sottile anomalia che rende questo lavoro utile per capire da che parte sta andando il jazz contemporaneo.

Molto semplicemente si tratta di una anomalia nella strumentazione: manca infatti il basso, acustico o elettrico che sia. E la sua funzione è divisa non troppo equamente fra il chitarrista Wayne Krantz e il tastierista Craig Taborn. In realtà è soprattutto quest’ultimo, con la parte grave del suo piano elettrico Fender Rhodes ad occuparsi del sostegno della ritmica, insieme all’eccellente batterista Nate Smith, un nome che certamente sentiremo sempre più spesso.

Chris Potter è un ottimo leader e si sente che il progetto è decisamente suo, sue sono le scelte più importanti, sua è buona parte del repertorio e indubbiamente sue e ben centrate sono le scelte delle cover inserite a spezzare la trama. A cominciare dalla rilettura intensa e spaziosa di “Morning Bell” dei Radiohead, transitando per una notturna e raffinata escursione nella incantata “Lotus Blossom” di Billy Strayhorn, per finire con una dolente, quasi immobile “Yesterday” dei Beatles, messa in chiusura, a indicare che le possibilità di questa musica sono davvero infinite.

Quello che ascoltiamo è un chiaro esempio di come ci sia distanza fra il jazz moderno elettrico e nervoso qui molto bene rappresentato e le derivazioni fusion che spesso diluiscono l’intensità della materia prima nei mille progetti poco utili che ancora ammorbano la discografia. Qui di queste diluizioni non troviamo traccia e perfino nei momenti più lievi rimane ben avvertibile una intensità di fondo che dà spessore al progetto. L’abbondanza di riferimenti richiama anche esperienze non appartenenti alla corrente centrale del jazz (vedi i Weather Report e i Lost Tribe, avvertibili in filigrana nella frizzante “The Wheel”) ma la solidità del fraseggio di Potter è una chiara spina dorsale che fa respirare le cose nella giusta maniera.

Il chitarrista Wayne Krantz è in ottimo stato di forma e dispensa uscite piene di brio e di compattezza, con un suono che non è mai riuscito ad essere particolarmente originale neppure nei suoi ottimi progetti da leader, ma che certamente ha uno spessore e una sua forza espressiva di grande valore ed evidenza. La presenza del chitarrista aggiunto Adam Rogers in un paio di brani non ha particolare rilievo se non nelle parti di raccordo e anche in questi casi Krantz rimane padrone della situazione in modo deciso.

Craig Taborn dimostra di essere perfettamente in grado di gestire il piano elettrico, suo unico strumento in questo album e sa variare con puntualità il clima dei suoi interventi che sono frenetici, liquidi, incantati, poderosi a seconda delle necessità indicate dalla musica in ogni momento. Ne viene fuori un album che segnala alle giovani generazioni di musicisti e ascoltatori l’esigenza di prendere rischi, di uscire dai sentieri battuti, di togliere l’alimentazione a quel pilota automatico che spesso purtroppo sembra governare la musica dei nostri giorni.
Info: Per scaricare devi usare un client come uTorrent, o Azureus
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Hash bb81146cdec2a97a7107ae1b2a2cbf780d507770
Peers seeds: 36 , leech: 11
Size 428.50 MB
Completato 300x
Aggiunto 25.01.11 - 07:01:14
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